//Catturare il tempo – Lentezza e rapidità nella fotografia (di Diego Mormorio) – a cura di Vincenzo Gerbasi

Catturare il tempo – Lentezza e rapidità nella fotografia (di Diego Mormorio) – a cura di Vincenzo Gerbasi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Catturare il tempo
Lentezza e rapidità nella fotografia (di Diego Mormorio) 


a cura di Vincenzo Gerbasi

 

Condivido questa mia riflessione che fa seguito ad una piacevole lettura, ringraziando innanzitutto l’autore per aver sottolineato come gli antichi greci siano stati i primi, nella storia dell’umanità, ad aver dato dignità all’attimo. Prima di loro ogni cultura pensava in funzione dell’eterno, l’attimo non aveva un valore. Gli scultori greci, per la loro ricerca ossessiva della perfezione, hanno creato capolavori ancora intrisi della loro aura, che sono l’equivalente fotografico di attimi di altre epoche. Essi sono in grado di indicarci la strada per riflettere sullo scorrere del tempo e sulla sua interpretazione come illusione umana.

 

 

Cos’è infatti il tempo, se non un’invenzione dell’uomo che tenta di dare un senso a tutto ciò che si trasforma. Già Aristotele diceva che il presente non esiste, il passato è già esistito e il futuro deve ancora esistere. Il tempo è quindi solo uno stratagemma necessario per spiegare il prima e il dopo, una bugia consapevole che serve al cervello. Ancora oggi, nella fisica quantistica, il tempo è l’unica variabile che non si può osservare, semplicemente perché non c’è.

 

 

Interessante la ricchissima carrellata di foto, da quella lunga otto ore di Niépce a quella di pochi millesimi di secondo della pallottola, tuttavia le foto a mio avviso più stranianti sono quelle con i “fantasmi”. Nella realtà quindi, non esiste il tempo, come non esistono i fantasmi o un semplice movimento rappresentato in una fotografia, perché già avvenuto. Ma nel reale fotografico vedo i fantasmi, vedo i movimenti e se ciò avviene, percepisco che c’è stato un momento in cui sono esistiti. Questo è certamente uno degli aspetti più affascinanti della fotografia: l’aiuto che da’ al cervello umano nel comprendere qualcosa che non esiste.

Così, se posso credere ai miei occhi che vedono un movimento diventa più facile credere di aver fermato un pezzetto di tempo. Tuttavia è “quel” pezzetto di tempo bloccato in una foto ad essere irripetibile e in grado di arrivare fino a me.

 

Persino nei sogni siamo convinti che tutte le immagini che visualizziamo siano reali, salvo poi ricrederci al momento del risveglio. Resta il fatto che ciò che vediamo esiste fino a prova contraria. Di conseguenza, anche il tempo che percepiamo in una fotografia siamo portati a credere che esista.
Un ultimo accenno infine alle coppie stereoscopiche di foto che vanno a costituire uno stereogramma. È sufficiente avvicinarsi alle foto del libro per assecondare gli occhi e riprodurre i meccanismi di elaborazione delle immagini proprie del cervello, per avere delle sensazioni fantastiche.

 

 

Ciò accade perché quando i nostri sensi vengono appagati da una foto che non solo blocca lo scorrere del tempo ma ci catapulta addirittura all’interno della scena rappresentata per farcela vedere in 3D, sparisce l’angoscia che sentivamo per ciò che sembrava perso. E’ come riavvolgere il nastro del tempo ed avere la sensazione di rivivere quegli istanti.

In questo libro l’autore ci accompagna nel suo racconto su come la fotografia si sia evoluta tecnologicamente al passare del tempo e di quanto a noi piace credere di essere veramente in grado di fermare l’attimo in un’immagine per avere quindi “tutto il tempo” di poterla vivere al meglio.

Così il gioco ricomincia e l’illusione continua.

Vincenzo Gerbasi

 

Fonte: Agorà di Cult