//Il significato perduto della Fotografia e della Vita – di Carlo Delli

Il significato perduto della Fotografia e della Vita – di Carlo Delli

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Cronache Di Cult

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Coyote Buttes North Arizona

Il significato perduto della Fotografia e della Vita

testi e foto di Carlo Delli

In un importante concorso cui ho partecipato come giurato, svolte le valutazioni per ogni sezione, le tre giurie si sono riunite per trovare il miglior Autore assoluto. A un certo punto viene mostrato un portfolio, leggendone prima il lungo testo introduttivo che esprimeva un disagio esasperato… che nelle immagini però non c’era! Questa disgiunzione emozionale-informativa è per me inammissibile. Nel testo venivano riportati fatti agghiaccianti, intesi a colpire pesantemente la nostra parte emotiva, ma delle lunghe, drammatiche e circostanziate informazioni date a parole, NIENTE RISULTAVA DALLE IMMAGINI.

         A mio parere questa disgiunzione netta è o incapacità dell’Autore di esprimersi con immagini, oppure, peggio, è un tentativo di “fregarmi”! Non ammetto che mi si emozioni tantissimo a parole con descrizione di fatti, in questo caso orribili, per poi non trovare niente di tutto questo nelle fotografie. In altre parole: se avessi visto prima le fotografie, niente mi avrebbe fatto pensare a quelle circostanze così drammatiche riportate nel testo. E potevo con tutta sicurezza sfidare chiunque a trarre dalle fotografie le circostanze riportate a parole: nessuno ci sarebbe mai arrivato!

         Uno dei giurati ha osservato che “le immagini non devono spiegare esattamente tutto, meglio se riescono a suggerire”. Sono d’accordissimo, con lui. E come non potrei esserlo, sono il primo a farlo con le mie fotografie di Natura creative… ma è assurdo giustificare una separazione pressoché totale tra testo e immagine.

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MesaArch Utah

 

Ancor più interessante è stato il proseguo della discussione. Un altro giurato ha aggiunto: “…ma perché queste domande sulla comprensione e sul significato vengono sempre fatte per i portfolio e non te le fai per le foto singole…” continuando poi in un ragionamento inutile, dato che la premessa da lui fatta, cioè che io non mi faccio domande sulla comprensione delle singole foto, è semplicemente falsa. Gliel’ho detto e la sua replica è stata preziosa, perché illuminante di una condizione umana comunissima e negativa: “Ma che significato possono mai avere due uccelli come quelli! Non c’è niente da capire!”. Tombola! Eccoci al problema fondamentale, vitale direi. Vediamolo.

Gli uccelli in questione erano una coppia di svassi che sull’acqua danzavano la loro parata nuziale. Spettacolo davvero incredibile se non fosse… vero! Andate a vedere queste danze d’amore e ditemi se non hanno nessun significato! Quella foto poi aveva punto di ripresa, inquadratura, sfondi e luci meravigliose. Emozionava e insegnava.

         Le danze degli svassi, ma anche il loro fantastico piumaggio, ci mostrano in tutto il suo splendore di cosa è capace il Creatore (a meno che pensiate siano un videogioco o che gli abbia fabbricati la Disney). In generale la fotografia di Natura è la fotografia che più ha a che fare col Creatore del Tutto, se vi piace potete chiamarlo Dio, quello con la lettera maiuscola, anche se non amo questa parola, purtroppo svilita dalle religioni più diffuse. Dico di più: la fotografia di Natura è forse l’unica che abbia a che fare col vero Creatore, poiché rivela la sua opera diretta, mentre quando fotografiamo chiese, processioni, fedeli prostrati, allora noi non fotografiamo la Sua opera diretta, ma una cosa molto diversa: l’IDEA che l’uomo si è fatto di dio. Ma è un’idea spesso foriera di divisioni e violenze… ad esempio ho qui scritto “uomo” intendendo proprio “maschio”, essendo le cosiddette “sacre scritture” un frutto maschile pieno di discriminazione, anche violenta, contro le donne.

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Thea punctata su rosa, Pisa

 

         Non mi dilungo, l’ho già fatto in altri scritti, sulla nobiltà e importanza assoluta della fotografia di Natura: è semplicemente insuperabile, e può essere solo appaiata dagli altri generi di fotografia, compresi quelli che trattano la sofferenza umana.

Ma per quali vie una persona per il resto molto intelligente può arrivare a dire che una meravigliosa foto di Natura non ha nessun significato?? Per molte vie credo, vediamole, tenendo conto che estremizzerò i diversi tipi di personalità e che questi sono variamente sovrapposte nell’individuo.

         Una prima via è quella della INSENSIBILITÀ VERSO I GRANDI SIGNIFICATI DELLA VITA presenti nella Creazione. Ci sono persone alle quali un maestoso paesaggio di montagna non dice niente, un insetto coloratissimo e innocuo fa solo schifo o paura, etc.. Per loro che il Creatore esista o no è lo stesso, che lo si possa contattare o no è lo stesso. Sono indifferenti, e con queste persone possiamo fare poco. Amen.

         Un’altra via è quella di chi DISGIUNGE LA FOTOGRAFIA DALLA VITA REALE. Per queste persone la fotografia non ci può insegnare molto. È un bel momento ma che tutto questo resti lì, sulla superficie, che non le si permetta di incidere sui nostri pensieri e quindi sui nostri comportamenti. Magari per qualcuno di loro la fotografia è semplicemente una professione, un bellissimo lavoro da fare anche volentieri, ma finisce lì.

         Una ulteriore via è quella di chi ESALTA SOLO IL DIFFICILE E IL NASCOSTO. È la deificazione della neotenìa, la tendenza ad esaltare la novità, anche a costo di promuovere delle banalità o addirittura delle negatività. Secondo questa visione tutto ciò che non conosco e non capisco, come tutto ciò che è “nuovo”, è automaticamente positivo e apprezzabile, mentre tutto ciò che conosco già è noioso e quindi da non considerare. Queste persone possono anche riconoscere una certa importanza alla fotografia di Natura, ma siccome il significato lo danno per scontato, allora SI COMPORTANO COME SE IL SIGNIFICATO NON CI FOSSE! Bruciano così la propria intelligenza sull’altare della novità ad ogni costo, del nascosto, del criptico, del sottinteso.

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Falena saturnide Sud Africa

 

         Poi c’è la via di coloro, moltissimi, che sono ATTRATTI SOLO dalla NEGATIVITÀ e dalla SOFFERENZA, e non considerano il positivo e la gioia. È drammatico ma è così, non solo nei confronti della fotografia, molte cose nelle società umane vanno male proprio per questo atteggiamento: IL BENE  ESISTENTE  È  PERCEPITO  COME  TRASCURABILE E QUINDI  NON  CONSIDERATO, anche se ha un grandissimo valore assoluto, e anche se è stato guadagnato con sacrifici anche immani dalle generazioni precedenti. Abbiamo dentro noi la maledizione di dover cercare qualcos’altro, anche se vale molto meno di ciò che già abbiamo, addirittura a costo di distruggere il bene esistente!

Mi dispiace vedere che, quasi sempre, chi giudica nei concorsi e nelle letture di portfolio scoraggia la partecipazione di chi ha un messaggio positivo e gioioso da dare.

Comunque sia, a dispetto di tutto, la fotografia non può essere disgiunta dalla vita, è impossibile. E anche per questo, oltre a tutte le molteplici funzioni che volete o non volete darle, la fotografia può esserci di grande aiuto nel compito più importante del nostro esistere: dare un senso positivo alla nostra vita, ed esprimere e condividere idee sulla vita umana. Niente di meno… se si tratta di vera fotografia!!

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Fonte: Agorà di Cult