//Jay Wolke: gli anni Ottanta tra Las Vegas, Reno e Atlantic City

Jay Wolke: gli anni Ottanta tra Las Vegas, Reno e Atlantic City

Jay Wolke è un fotografo, un artista, un educatore. Vive a Chicago, nell’Illinois. Ha una cattedra da

professore presso l’Art and Design Department del Columbia College di Chicago. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimento mondiale e sono state esposte nei più importanti musei del mondo. Molte di queste fanno parte delle collezioni permanenti del MoMa di New York e di San Francisco, del Whitney Museum of American Art e dell’Art Institute of Chicago

La sua formazione è stata da sempre incentrata sull’arte figurativa e sulla fotografia. Ha conseguito una laurea in Incisione e Illustrazione presso l’Università di Washington e un Master in Fotografia all’Institute of Design dell’Illinois Institute of Technology.

La sua carriera di docente universitario inizia a partire dal 1981. Nel 1999 è stato nominato Head of Art and Graduate Studies presso lo Studio Art College International di Firenze. Al Columbia College di Chicago, dove attualmente insegna, è stato più volte a capo del dipartimento di Arte e Design. Ha ricevuto premi e importanti riconoscimenti dal National Endowment for the Arts, dall’Illinois Arts Council, dal Focus Infinity Fund e dalla Ruttenberg Arts Foundation.

Jay Walke è noto soprattutto per quattro grandi monografie: la prima risale al 1998 ed è stata pubblicata nientemeno che con l’Art Institute of Chicago “All Around the House: Photographs of American-Jewish Communal Life”. Nel 2004 ha pubblicato poi “Along the Divide: Photographs of the Dan Ryan Expressway” (Center for American Places) e successivamente “Architecture of Resignation: Photographs from the Mezzogiorno” (Center for American Places, 2011). Nel 2017 è uscita la sua quarta monografia “Same Dream Another Time” per i tipi di Kehrer Verlag.

Fonte: Pixabay Autore: islandworks

In quest’ultima monografia Jay Wolke ha raccontato l’America degli Eighties, le sue comunità, le sue architetture e i suoi spazi urbani. Lo ha fatto tenendosi lontano da ogni facile stereotipo. Tra gli anni Ottanta e Novanta aveva deciso infatti di girare per le principali città americane del gioco: Las Vegas e Reno in Nevada e Atlantic City, nel New Jersey. I suoi scatti hanno qualcosa di unico. Ci racconta in modo completamente nuovo un’America che è stata raccontata già molte volte dalla letteratura, dall’arte e dal cinema. Vediamo quest’America con un occhio different e c’è una forte ricerca di verità. Nelle sue foto c’è disincanto e realismo, eppure si percepisce un forte rispetto per i luoghi e per la persona, un’innegabile fascinazione per i simboli.

Wolke si è concentrato in particolar modo sulle persone che lavoravano nei casinò e nel loro indotto. Si trattava soprattutto di operai e di facchini, di autisti di limousine, di bar tender, di reginette di bellezza e di poliziotti. Tra i soggetti principali troviamo anche i dealer del poker, ovvero i mazzieri del tavolo verde, che si trasferivano in città come Las Vegas per intraprendere una carriera unica nel suo genere. Il mondo delle professioni che si sviluppa intorno alle sale da gioco è multiforme e in continuo fermento.

Dietro a divertimento, alle luci e allo sfarzo, ci sono lavoratori che operano senza sosta, più o meno nell’ombra. Tutti sembrano però avere una storia da raccontare. Vediamo architetture colorate, plastiche. Persino i soggetti ritratti in una discarica, o davanti alle luci al neon dei casinò, hanno qualcosa di vagamente ieratico. Siamo lontani dai personaggi della Las Vegas kitsch e volgare a cui l’iconografia pop ci ha abituato, spesso cadendo nello stereotipo più trito.

Nella sua opera non c’è intenzione di ritrarre il grottesco e l’eccesso. I suoi personaggi hanno una rispettabilità antica e un innegabile carisma. Al più, come sottolinea James McManus, nei suoi scatti possiamo cogliere un’ironia molto sottile e raffinata. Queste foto sono state raccolte e pubblicate nel libro “Same Dream Another Time” di Kehrer Verlag, insieme ad alcuni inediti. Il volume è una sorta di capsula del tempo, un’opera immancabile per tutti gli appassionati dell’estetica degli anni Ottanta e del sogno americano, con tutte le sue contraddizioni, ma non solo. Nelle sue fotografia c’è una dignità autentica, c’è forza, c’è verità.

Fonte: Pixabay Autore: OmarMedinaFilms

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Fonte: maledettifotografi.it