//L’ora della preghiera – di Vincenzo Gerbasi

L’ora della preghiera – di Vincenzo Gerbasi

L’ora della preghiera – di Vincenzo Gerbasi

 

Siamo a luglio inoltrato. Un caldo afoso la fa da padrone. È venerdì, “giorno dell’assemblea”, obbligatorio quanto “normale” per tutti gli uomini di fede islamica. Per me è diverso: io ho un appuntamento molto speciale. Sono passate da poco le 13:00: è l’ora della preghiera.

L’Imam si fa trovare nel modesto ma curato locale adibito a moschea che è già assorto in preghiera personale. Lentamente arrivano i fedeli e si tolgono le scarpe, riponendole con cura vicino l’ingresso. Indossano quindi il tradizionale copricapo e si mettono inginocchiati o seduti sui tappeti che ricoprono l’intera sala, assorti in silenzio e in attesa che inizi la preghiera pubblica. Il locale si riempie in breve tempo ed è necessario aprire una saracinesca ed aggiungere un tappeto all’esterno sotto un sole cocente che sfiora i 34 °C. Solo ora mi spiego la presenza di alcune bibite lasciate per emergenza e a portata di mano, in fondo alla sala. Fuori, qualche passante dall’aria apparentemente distratta, lancia qualche sguardo tra il sospetto e il curioso.

Dopo qualche preghiera iniziale li vedo più rilassati: è la volta del sermone, durante il quale l’Imam rivolge loro delle domande a cui tutti rispondono in coro. Più tardi, durante la funzione, la loro guida spirituale reggendo tra le mani un libro sacro, legge loro dei brani. La concentrazione è massima e tutti sono attenti, recitando preghiere e prostrandosi di tanto in tanto, sempre in file ordinate e all’unisono.

Durante tutto l’officio religioso, del linguaggio parlato, essendo in arabo, ho capito solo “Allah”. Il linguaggio del corpo però mi ha parlato di accoglienza, grazia, rispetto, fede, serietà, sorpresa, curiosità, fiducia, riconoscenza, in una sola parola: bellezza.

Al termine della funzione ho cercato di ringraziarli per aver pazientemente accettato la presenza di un “insolito intruso” ma erano loro a ringraziare me, prima di andare via, salutando con un rispettoso inchino appena accennato abbinato ad un sorriso e con la stessa compostezza con cui erano arrivati. Lascio infine l’Imam solo, così come lo avevo trovato, immerso in un’ultima preghiera di ringraziamento personale.

A me il ricordo di un venerdì speciale.

 

Vincenzo Gerbasi – Crotone 2018

















Fonte: Agorà di Cult