//PARAGONI POSSIBILI_04 – “A livello dell’acqua” – a cura di Gabriele Bartoli

PARAGONI POSSIBILI_04 – “A livello dell’acqua” – a cura di Gabriele Bartoli

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A LIVELLO DELL’ACQUA

PARAGONI POSSIBILI_04

 COCO AMARDEIL

       “FROM HELL OR HIGH WATER”

 

 

La domanda sorge spontanea direbbe qualcuno: «Da dove emergono questi giovani? Il mare? Un lago? Una piscina? Un oceano immenso?»

I giovani di oggi vivono in un momento in cui l’incertezza sul futuro ha raggiunto proporzioni epiche, alimentate dalla sfiducia nei confronti della politica, delle istituzioni e dei media. La massa di contraddizioni create dalle generazioni passate li ha lasciati con molte aree grigie. Di conseguenza sono sopraffatti dall’apprensione e da un’ansia multiforme sul loro posto in un mondo confuso e mutevole; un mondo senza punti di riferimento affidabili e mille diverse forme di sopraffazione.

 

 

È questo momento della vita, tempo di ricerca dell’anima e di scoperta di sé, che Coco Amardeil ha voluto catturare attraverso la sua serie di una ventina di immagini. Questa generazione che costituirà il mondo di domani – senza avere un’idea di dove stanno andando o cosa vogliono – sta solo cercando di mantenere la testa sopra il mare di stimoli che li circondano.

 

 

Ecco la metafora con la quale dobbiamo interpretare From hell or high water; acqua come metafora della società liquida e mutevole, come mare di potenziali opportunità, come liquido amniotico di protezione famigliare dal quale separarsi per intraprendere la propria strada nella vita. Per rivelare queste emozioni, Amardeil sceglie di catturare il momento in cui un corpo emerge dall’acqua. Cattura lo stato di transizione che evoca naturalmente una varietà di emozioni: gioia, paura, stupore, confusione, tranquillità, cogliendo l’istante in cui questi adolescenti irrompono sulla superficie dell’acqua e, in questo momento isolato e astratto, mentre la varietà delle loro emozioni potrebbe rimanere imperscrutabile, la loro esistenza è innegabile.

 

 

Sorretta da un preciso e stretto impianto concettuale, l’originalità di questa serie deriva anche dall’ambiguità intenzionale dei dettagli precisi e perfettamente riprodotti che mostrano ogni goccia d’acqua, ogni capello, ogni macchia, contrapposta alla vacuità delle prospettive del futuro di questa generazione.

Il senso di spaesamento è accentuato dalla qualità artificiale della luce che contrasta con l’effetto di sfondo naturale creato dal contesto dell’immagine. L’impatto del grande formato e della qualità delle stampe aumentano il senso di una reinvenzione della realtà.

 

 

Bibliografia: www.lensculture.com www.cocoamardeil.com

 

 

 

GABRIELE CORNI

 “APNEA”

 

“Sguardi intensi, smarriti, tenaci, pensosi, turbati. Volti che ci guardano, come isole affioranti che emergono e sprofondano, circondati da un velo amniotico che li avvolge, li accarezza o li opprime. Volti solitari e silenziosi, immersi nel proprio stato interiore, senza tempo, dove non arrivano la fretta e i rumori della quotidianità.” (1)

 

Da questo splendido incipit di Giliola Foschi è iniziata la mia ricerca sull’opera Apnea di Gabriele Corni. Inizialmente s’impone la curiosità di cercare di scoprire come vengano realizzate le immagini, il velo lattiginoso che ricopre parte delle corporature dei soggetti, l’immersione dei corpi.

Successivamente veniamo attratti dagli sguardi inermi dei soggetti, privi di emozioni particolari, non guardano in macchina, il loro sguardo ci trapassa.

Un altro particolare che notiamo è che indossano gli abiti quotidiani, quelli che rimangono maggiormente coperti dall’acqua.

 

 

Il quadro del significante è completo.

Per ricercare il significato dobbiamo allontanarci dalla nostra quotidianità per raggiungere una dimensione altra. Strappata la maschera del nostro conformismo e della ricerca di consenso, spogliati dal “peso” della vita di tutti i giorni ci consegniamo lievi, affioranti dal confine che l’acqua metaforicamente rappresenta.

 

 

Naturalmente il nostro inconscio torni al liquido amniotico protettore della maternità, ma allo stesso tempo all’oppressione liquida che toglie il fiato. L’acqua come livello tra la rassegnazione del lasciarsi andare e il desiderio di riemergere.

Non in questo caso, non in questa dimensione.

L’ emotività si placa divenendo quiete, stasi. La nostra estraniazione allora collima con quella delle persone ritratte. Giovani, anziani, uomini, donne, siamo tutti uguali nella sospensione del tempo, delle azioni, dello spazio. Non c’è più luogo, non siamo più spazio.

 

 

Il tempo pressante della contemporaneità rimane fuori dalla parentesi, un’entità interrotta, come interrotto è il respiro, una stasi temporanea e indefinita.

Apnea, “il limite nel quale rimane solo la nostra nudità interiore e l’essenza di noi stessi”. (2)

E quando si arriva all’essenza rimane solo il silenzio.

Apnea, come essenza. Apnea, come sopravvivenza.

“Un mistero che emerge con forza dalle immagini di Gabriele Corni, dove l’identità non viene posta, né dedotta: rimane lontana, fluttuante, ma allo stesso tempo condivisa e sfuggente, intensa e fluida”. (3)

 

 

Bibliografia: (1,2,3) Giliola Foschi in www.gabrielecorni.com

 

 

 

LIBERE CONCLUSIONI

 

Due opere fortemente concettuali, figlie di una fotografia contemporanea che ci richiede di dilatare molto il pensiero e l’immaginazione oltre la complessità delle immagini.

Se riusciamo a compiere questo esercizio non possiamo non rimanere sorpresi da quanti aspetti emergono – in senso letterale e lato – da questi lavori che assomigliandosi solo in maniera formale si intrecciano tra loro in continui rimandi.

Partendo dalla stessa base, l’utilizzo dell’acqua come denominatore, si compenetrano spostando il vero elemento rivelatore: la mancanza di respiro come metafora necessaria alla traduzione.

La mancanza di respiro che fa emergere i giovani raffigurati da Coco Amardeil in “From hell or high water” alla ricerca di una collocazione nel mondo nel minor tempo possibile.

La mancanza di respiro sintomo della frenesia della società moderna, dove non importa quello che sei ma cosa possiedi, quello che posti sui social.

La mancanza di respiro che “Apnea” di Gabriele Corni ci mostra in risposta uguale contraria a tutto questo. Sospensione temporale, immobilismo statico di pensieri, parole e omissioni.

Ritrovata essenzialità effimera alla ricerca della pienezza della vita.

Molteplici aspetti condensati in queste due opere che insieme credo si rivelino in pienezza, descritte con immagini capaci di riprodurne la profondità dei significati.

 

Gabriele Bartoli

Lettore della Fotografia FIAF

 

 

Fonte: Agorà di Cult