//PROMENADE, di Carlo Traini – a cura di Loredana De Pace

PROMENADE, di Carlo Traini – a cura di Loredana De Pace

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Cronache Di Cult

 

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PRO*MEN*ADE

Per la loro natura, le immagini di Carlo Traini “chiedono” di essere inquadrate in un discorso di fotografia umanistica. Quel che le rende degne di nota, per chi scrive, è la simbiosi fra i concetti che muovono l’autore a scattare, dettati da una ragione che fra poco spiegheremo, e la sua capacità di ridefinire il concetto di “bello” attraverso ciò che ritrae.

Nell’estate 2020 Traini va al mare e incontra tutte le mattine le stesse persone che possono indossare gli stessi costumi mentali o al contrario cambiarli ogni giorno. Questo è ciò che cerca, vede e fotografa Carlo Traini. Da tale frequentazione della spiaggia e dell’uomo ha origine Promenade.

L’autore sa pazientemente osservare (lo fa di continuo) e questo gli consente di cogliere il pathos umano nell’accezione più ampia e profonda del termine. Negli scatti – realizzati tutti col cellulare, spesso ad altezza ombelico – Traini mostra l’essere umano in una formula volutamente lontana dalla retorica della “bella composizione”. Al contrario, la sua maniera di vedere e fotografare è perfettamente integrata in una struttura mentale e compositiva che sganghera le maglie del “già noto” e si apre all’inaspettato.

Quali sono i concetti fondanti del fare fotografico di Traini? Nelle sue immagini, e nello specifico in Promenade, le persone non sono riprese come oggetto all’interno di una scena, al contrario l’autore scatta solo quando sente che diventano soggetti colti nel loro istante più consueto, nascosto o invisibile agli altri. L’autore cioè individua “Il momento in cui stanno facendo una particolare riflessione, vivendo una certa ansia, oppure un attimo di gioia, la percezione del peso dell’assenza – o della presenza – un esserci, un non esserci, un essere altro o voler essere altrove”. I soggetti che Traini fotografa stanno pensando, dice l’autore, “A una speranza, a una paura, a una malattia, a un nipote lontano. In questo senso io sto lì e cerco quell’istante”.

Queste immagini non possono essere valutate solo per la loro sia pur riuscitissima composizione. I punti di vista insoliti, le prospettive distorte, le scene spontanee prese all’insaputa dei bagnanti, le sagome inconsuete che si creano fra incastri di pelle nuda, capelli al vento, forme del bagnasciuga, gonfiabili giganteschi e tutto il cielo possibile, sono ricchi di significato solo perché funzionali allo scopo appena descritto.

Il soggetto per Carlo Traini è qualcosa di straordinariamente normale che è parte di una quotidianità alla quale molti non hanno tempo o modo di prestare attenzione. Per questo le sue fotografie sono dedicate alle persone in esse rappresentate. E non solo: il lirismo degli scatti di Promenade si completa con il messaggio che l’autore vuole trasmettere proprio ai suoi protagonisti. Le scene dentro le quali involontariamente si trovano, vogliono dire loro che possono non essere soli perché esiste una persona che passa al loro fianco e che ha a cuore il piccolo frammento di vita riprodotto in fotografia, che sia di riflessione o ironia, di sintonia con la natura interiore o con quella fatta di sabbia e mare.

L’autore parla inoltre di queste immagini come anelli di una catena di cui si fa carico, o meglio ancora, di perline di una collana che egli indossa quando guarda, riconosce, fotografa e, così facendo, omaggia la vastità e la diversità del sentimento umano.

Alla luce di quanto detto finora, guardando la serie Promenade sviluppata nel corso dei mesi estivi del 2020, diventa una piacevole ricerca immaginare quali siano state le emozioni o i pensieri provati dal soggetto mentre Traini lo stava fotografando.

L’afflato di Carlo Traini è tutto proteso alla cura dell’uomo, rivolto alla complessità di cui è fatta la natura umana. Scatta per fissare il valore della memoria sulle cose impercettibili, per sopravvivere all’indifferenza del tempo che spiana ogni emozione.

 

Loredana De Pace

giornalista e curatrice

 

Promenade

pathos e ironia in costume

 










 

Nell’estate 2020 il fotografo marchigiano Carlo Traini va al mare e incontra tutte le mattine le stesse persone che indossano i medesimi costumi mentali o, al contrario, li cambiano ogni giorno.

Traini fotografa col suo smartphone il lirismo umano che abbraccia l’ironia e i pensieri dei suoi protagonisti, e riesce a condensare tutte queste emozioni in ogni suo scatto. Da tale “frequentazione” ha origine questo progetto editoriale intitolato

L’autore sa pazientemente osservare (lo fa di continuo) e questo gli consente di cogliere il pathos umano e al contempo la vena ironica che sganghera le maglie del “già noto” e si apre all’inaspettato.

Questo libro, suddiviso in quattro capitoli – Corpi e rivoluzioni, Ironia e allegrezza, Gesti di genti, Centro – riassume l’afflato di Carlo Traini, tutto proteso alla cura dell’uomo, rivolto alla complessità di cui è fatta la natura umana.

Promenade. pathos e ironia in costume è un “tassello necessario” per fissare il valore della memoria sulle cose impercettibili, per sopravvivere all’indifferenza del tempo che spiana ogni emozione.

Per la loro natura, le immagini di Carlo Traini “chiedono” di essere inquadrate in un discorso di fotografia umanistica.

Quel che le rende straordinarie, in definitiva, è la simbiosi fra i concetti che muovono l’autore a scattare e la sua capacità di ridefinire il concetto di “bello”.

 

bio Carlo Traini_De Pace  (pdf scaricabile)

Fonte: Agorà di Cult