//Rumon – di Simone Crescenzo

Rumon – di Simone Crescenzo

Rumon – di Simone Crescenzo

 

 

Rumon, nome arcaico del Tevere. Il fiume che attraversa Roma, è ormai il grande rimosso della città. Un fiume dimenticato dalla gran parte dei romani, fortunatamente non da tutti.

 

Lungo il corso del tratto urbano del fiume, da Roma alla foce, si incontrano mille storie e mille modi di vivere il fiume; il Tevere può essere una ragione di vita per alcuni e un’entità di cui si percepisce a malapena l’esistenza per altri.
Chi nel fiume lavora, chi sopravvive, chi pratica sport: per ognuna di queste figure il Tevere ha un ruolo centrale nella propria vita.

 

Scendendo gli alti muraglioni ed andando sulle sponde si scopre un’altra città, fatta da uomini e donne che nel fiume cercano riparo, sostegno. Vecchi e nuovi fiumaroli nel fiume ostinatamente lavorano e vivono. Atleti si allenano nei circoli sportivi, i pescatori vivono il fiume per la loro passione, manifestazioni storiche rievocano ciò che accadeva lungo il fiume al tempo degli Antichi Romani. Il corso d’acqua è una piccola città nella città, con i suoi abitanti e le sue storie.

 

Ma c’è un momento in cui la città di sopra e la città di sotto si uniscono: è quando, a causa delle piogge invernali, le acque del fiume si gonfiano e può accadere che il fiume esondi prendendo temporaneamente possesso della città.
Ci sono poi vecchi rituali che si rinnovano da decenni, come il famoso tuffo di capodanno. Ogni primo dell’anno a mezzogiorno Maurizio Palmulli, conosciuto come Mister Ok, e altri tuffatori si buttano dal ponte Cavour per onorare una tradizione che prosegue ormai dal 1946.
La città di sotto è una città dai ritmi lenti, rilassati. Una città in attesa perenne; tutto il contrario della città di sopra, frenetica e agitata, sempre di corsa, in contrasto con il lento incedere dell’acqua nel suo cammino verso il mare.

 

Simone Crescenzo





















Fonte: Agorà di Cult