//Umberto Tirelli, il sogno e oltre

Umberto Tirelli, il sogno e oltre

Umberto Tirelli è nato a Gualtieri, una città in Emilia in prossimità del fiume Po. È stato un sarto italiano, costumista e designer, storico del costume e collezionista.

Era il più vecchio di quattro fratelli e ha trascorso la sua giovinezza imbottigliando vino con il padre che era un commerciante di vino e di cereali. Da ragazzo gli sarebbe piaciuto diventare un insegnante, ma presto cambiò idea e all’età di sedici anni frequentando la casa di Luigi Bigi, un sarto che viveva nella sua stessa città, scoprì di avere un debole per l’abbigliamento. Nel 1952 Giorgio Sarassi che con l’aiuto di Bigi aveva fatto fortuna nel commercio di tessuti per l’alta moda, gli trovò un lavoro a Milano come ragazzo di consegna e designer di visualizzazione in un negozio di tessuti in via Montenapoleone, risparmiando denaro e arrangiandosi per ” sopravvivere perché la paga era minima”, come Tirelli ricorda nella sua autobiografia “Vestire i sogni” (scritto con Guido Vergani per la casa editrice Feltrinelli).

Nel 1955, all’età di 27 incontrò Pia Rame e Carlo Mezzadri (costumi teatrali Finzi) che gli offrirono la possibilità di provare in quel settore. Lì incontrò Lila de Nobili che stava facendo i costumi per Maria Callas nella Traviata di Luchino Visconti in scena alla Scala nel 1955. Quindi incontrò Luchino Visconti e Piero Tosi, anche lui costumista che ha lavorato più volte con Visconti, come nel film Il Gattopardo e La morte a Venezia per il quale è stato candidato agli Academy Awards. Realizzò i costumi per il coro femminile de La Traviata.

Prima della sua morte lavorò anche sui costumi di un’altra versione de La Traviata, diretta da Riccardo Muti con Gabriella Pescucci.

Trasferitosi a Roma lavorò nel Safas Sartoria per le sorelle Emma e Gita Maggioni fino al 1964, poi cominciò a lavorare da solo dopo aver imparato a conoscere la filologia del costume grazie a Gino Censani.

Tirelli era un collezionista di costumi e definiva se stesso come “un archeologo della moda”. Era infatti solito dire che faceva “spedizioni archeologiche” ogni volta che comprava un costume.

La collezione di costumi Tirelli è stata utilizzata per il cinema e il teatro. Tirelli aveva una passione per la genuinità e per il collezionismo; desiderava che la maggior parte dei costumi dei film fossero autentici, l’obiettivo era di utilizzare costumi autentici per rendere i movimenti degli attori più pesanti facendoli sembrare più realistici.

Ha lavorato con grandi nomi di costumisti teatrali della seconda metà del ventesimo secolo, come: De Nobili, Piero TosiPierluigi PizziLuciano DamianiDanilo DonatiGabriella PescucciVera MarzotGitt MagriniEzio FrigerioMilena CanoneroMarcel Escoffier e Maurizio Monteverde. Il suo contributo è stato fondamentale per la cultura del costume, la filologia della moda, il recupero di antiche tecniche e la ricerca e il ritrovamento di abiti autentici fatta anche tra gli stracci dei mercatini delle pulci (aveva una collezione di 15.000 pezzi con oggetti databili tra il XVII secolo fino ai giorni nostri di Chanel e Dior).

Nel 1968 arrivò il “movimento anti – moda”, il boom della street-style e Tirelli stesso disse: ” forse c’è l’intelligenza, ma la vera moda, la ricerca e la creatività, appartengono al passato “.

Nel 1986 Tirelli ha donato 100 abiti autentici e 100 costumi teatrali alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. Dalla sua morte, la sua sartoria è gestita da Dino Trappetti.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Tirelli